"Cultura è la potenza formale di far transitare nella qualità ciò che normalmente corre verso l'oblio"

 

Eventi in programma

Rimbaud in Harar e il segno dipinto.
Sat, Dec 21
STUDIO61
Dec 21, 2019, 6:00 PM – 9:40 PM
STUDIO61, Borgo Sant'Agnese, 61, 30026 Portogruaro VE, Italia
Magia e scienza nell'arte moderna (Riccardo Licata, Franco Costalonga, Pierpaolo De Bona, Giorgio Griffa, Simon Ostan Simone.)
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I NOSTRI ARTISTI

 
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ANGELO BRUGNERA

Angelo è stato un cacciatore di farfalle. La traccia tangibile di quella passione è impressa nei suoi lavori, perché è lì che ha imparato ad osservare attentamente, attendendo in silenzio fino a scorgere quello che per la maggior parte delle persone è invisibile. Oggi opera con una buona dose di istinto: della realtà lo interessa il tempo, anzi, l’evoluzione della forma attraverso il tempo. Cerca il paradosso: bloccare il cambiamento senza fermare il movimento, mostrare quello che per un attimo potrebbe essere o per meglio dire il divenire per poter essere. Il risultato sono involucri che sembrano conservare la memoria della vita e per fare questo impiega un materiale forse desueto che lo pone in connessione intima a quella che è la tradizione della scultura. Insolitamente, alla fine i lavori sembrano levitare privi di peso contraddicendo l’idea stessa di pesantezza del materiale.

RICCARDO LICATA

Inizia ad esporre a Venezia e a Firenze nel 1949 con il gruppo dei Giovani Pittori Astratti. La sua prima esposizione personale si tiene a Venezia nel 1951, seguono oltre 400 personali in 35 diverse Nazioni. Dal 1952 ha esposto alla Biennale di Venezia, alla Biennale di San Paolo del Brasile, di Tokyo, di Parigi, di Lubiana, di Alessandria d'Egitto e alle Quadriennali di Roma, le Triennali di Milano, come pure nei principali Salons parigini. 
Il tratto distintivo del suo linguaggio artistico è una sorta di alfabeto composto da simboli e da tratti grafici che Licata ama chiamare "lettere immaginarie". Si tratta di una sorta di scrittura grafico-pittorica, di un linguaggio personale attraverso cui l'artista cerca di rappresentare la realtà.

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PIERPAOLO DE BONA

De Bona è un fotografo professionista che ha scelto di lavorare in controtendenza. Ha scelto di  utilizzare una antica tecnica: la stampa ai sali d'argento che l'artista poi ritocca a mano con l'uso della china giapponese.
Forse perché, come ci dice lo stesso artista, nel campo dell' arte, come in ogni altro settore, bisogna fare quello che non c'è, inoltre teniamo presente che si tratta di un autore cresciuto nell'epoca della pellicola, quindi prima dell' avvento della fotografia in digitale. La sua preparazione, dopo tanti anni di lavoro in camera oscura , quindi di ricerca tecnica lavorando sui chimici e sulle carte non poteva essere sostituita dal dominio attuale del digitale. La ragione principale, che lo fa lavorare con questo processo di stampa, (nato attorno al 1816 ) è la passione per il negativo e le carte artigianali: l' insieme di questi due elementi offre ad ogni stampa l’unicità e la poesia che si ottiene soltanto lavorando a mano. 

GIORGIO GRIFFA

“ .... L’intelligenza della materia non veniva usata quale strumento di nuove sintesi formali, peraltro inevitabili, ma diveniva
protagonista dell’opera, la mano dell’artista posta al suo servizio. Analogamente, essendo io convinto dell’intelligenza della
pittura, ponevo la mia mano al servizio dei colori che incontravano la tela, limitavo il mio intervento al gesto semplice di appoggiare il pennello”.

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ENRICO MANERA

“Il Gran Guignol della pittura” come correttamente definito da Maurizio Sciaccaluga, è un provocatore nato e come tale non perde occasione di ridicolizzare la società attuale e le sue insite contraddizioni.“Nelle sue mani, infatti le icone del contemporaneo proiettano la pittura in quei rutilanti, trionfanti e futuribili universi di creatività e fantasia che sono il fumetto, il cinema e la pubblicità...La pittura lo interessa come finzione che esalta l’oggetto, il prodotto, la merce della società consumistica: Manera gioca una partita che è al contempo adulatoria provocatoria e demistificante.”

ALEX CAMINITI

nasce a Messina nel 1977.
Artista autodidatta, tra il 1995 e il 2009 le sue opere vengono esposte in Portogallo,
Svizzera, Danimarca, USA, Ungheria e Cina.
Nel 2010 espone in tre diverse gallerie a Belgrado. Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia.
Nel 2013 le sue opere sono esposte negli Emirati Arabi Uniti nella rassegna The Bride show.
Selezionato fra più di mille artisti provenienti da tutto il mondo per esporre al Louvre,
nell’ambito dell’lnternational Expò, Caminiti è presente a Shanghai con una personale dei suoi recenti lavori. Insieme al Cileno Antonio Becerro e al nubiano Fathi Hassan
ha realizzato il soffitto dell’auditorium della Fondazione Villa Piccolo di Capo d’Orlando.
Vive e lavora tra Milano e Messina.

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ENNIO FINZI

Nasce a Venezia nel 1931 e, giovanissimo, si interessa di pittura e di musica. Dopo una temporanea frequenza dei corsi dell'Istituto d'Arte di Venezia viene attratto dall'affascinante scoperta dello sconvolgimento strutturale del cubismo, il che gli permette di trascendere il dato reale della rappresentazione. Con la Biennale del 1948 si riapre a Venezia l'Archivio Storico delle Arti Contemporanee e questo fatto gli offre la possibilità di dedicarsi allo studio dei maestri delle avanguardie storiche. L'incontro con Atanasio Soldati, genera uno stimolo che influenzerà le opere successive caratterizzate da accesi cromatismi e rigorosi equilibri formali. Nascono così le prime "invenzioni" in cui il ritmo, il colore, la luce, il timbro, assumono il ruolo di elementi portanti e diverranno una costante basilare di tutta la sua ricerca. Notevole influenza in quegli anni viene esercitata su Finzi da Virgilio Guidi per la forza ideologica del pensiero creativo e da Emilio Vedova per l'impeto del gesto che aggredisce la superficie.

ABEL HERRERO

la trasposizione dell’immateriale nel fenomenico avviene mediante inquietanti
‘apparizioni’ di uomini o animali; con effetti stranianti e surreali. La rappresentazione della realtà è resa artificiosa dalla
mediazione dell’inconscio e dalla potenza immaginifica della visione; e, proprio per questo, diventa metafora ancor più impietosa dei vizi, delle incongruenze e delle contraddizioni - ora buffe ora tragiche - dell’uomo e della
società contemporanea.

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FRANCO COSTALONGA

Nasce a Venezia nel 1933. Inizia a occuparsi di pittura da autodidatta, studiando poi, da privatista, presso la locale Scuola d’arte, dove segue gli insegnamenti di Remigio Butera. Esordisce come incisore e acquafortista conseguendo un premio alla LI Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa e si dedica successivamente alla pittura realizzando una serie di dipinti che riflettono una ricerca incentrata sulla teoria del colore.

Nella seconda metà degli anni sessanta è nel gruppo Dialettica delle Tendenze, fondato da Domenico Cara nel 1965, e inizia a impiegare nelle sue opere nuovi materiali, ottenendo così delle superfici originali, che generano forme tridimensionali. Tali ricerche lo portano in seguito ad avvicinarsi al gruppo Sette-Veneto, di cui è presidente Bruno Munari e che è collegato al Centro Operativo Sincron di Brescia. Costalonga ha così modo di approfondire i suoi interessi nell’ambito degli effetti cinetici e visivi, che lo portano a realizzare una serie di nuove opere, grazie alle quali nel 1967 viene premiato alla LV Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa. 

SIMON OSTAN SIMONE

SOS orienta la sua formazione alla grafica pubblicitaria, attività che esercita e che segue la sua crescita d’artista lasciandogli, come eredità, una certa attenzione per l’immediatezza e la leggibilità dell’immagine. Artista giovane, impegnato in diverse discipline artistiche: Video, performance, dj editing, installazioni.

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SU DI NOI

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A.P.S. STUDIO61 è un'associazione culturale che si occupa di esposizioni, eventi, studi e pubblicazioni d'arte, al fine di promuovere la conoscenza e la divulgazione delle realtà artistiche, siano esse storicizzate o emergenti.

 

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